
Impressioni Inaugurazione Jivana
Ho avuto un privilegio: vedere il luogo dove è stato seminato un piccolo nocciolo, qualcosa che all’apparenza traspariva molta fragilità.
Beh, quel piccolissimo seme si è trasformato, ha reagito, ha respinto le impurità, ha raccolto l’acqua, la luce e l’aria, il nutrimento e quanto di utile poteva permettersi.
Sempre al sole, questo sì, quel seme è sempre stato al sole, al centro di attenzioni, spostato dall’ombra e posto sul davanzale a guardare se stesso di fronte al mondo. Questa forza l’ha svezzato al punto che ha intrapreso in autonomia ogni passo: bastava indicare una strada ed era già percorsa, motivare una scelta ed era subito realizzata, incontrare un ostacolo e lasciarselo alle spalle.
Ho visto “le quattro intrepidi” avvicendarsi con annaffiatoio e terra fresca e poi lentamente intrecciarsi al tronco del seme e diventarne linfa.
Chissà chi si è nutrita di chi...
Ogni tanto tornavo a vedere quel fazzoletto di terra e quando ho potuto affondare le mani ho sentito calore, ho visto colore, ho respirato fiducia, o annusato buone sensazioni.
E’ stato facile, in fondo, capire dove quel seme sarebbe volato, ed ora che le sue foglie non possono entrare in un inventario ed i suoi rami accolgono tante anime e pensieri, quasi mi manca il cantiere, l’ascoltare i desideri e vivere la dolcezza della speranza. La certezza, è vero, affievolisce, ma almeno mi permettere di fissare quanto è stato speso in tempo ed energie e “concretezze” e stendere qualche riga di sottile soddisfazione.
Ho sempre ringraziato chi ha inventato l’utile e il dilettevole, fossero idee, ingranaggi, canzoni, sorrisi e la Nutella.
Allo stesso modo ringrazio chi ha permesso a chiunque di vivere Jivana come qualcosa di “proprio”, fondendosi nel tronco e diventarne linfa.
Con immenso affetto, Gian Franco