Il piacere di nutrirsi
di Rossella Magni
articolo tratto da “yoga journal”
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Secondo l’Ayurveda il nostro benessere dipende dalla capacità di consumare il cibo più adatto alla nostra costituzione. Alimenti come cereali, frutta, verdure, semi e legumi sono essenziali ed equilibranti dell’energia del corpo, se utilizzati in combinazioni adeguate e “armonizzate” con la condizione fisica di ognuno di noi. Il cibo, per contro, può “intossicarci” quando sfavorisce questo equilibrio, mentre è “curativo” quando ci aiuta a recuperarlo.
Affinché abbia effetti positivi, però, è necessario porre una grande attenzione non solo all’alimentazione, ma anche alla “costituzione energetica” (prakriti), all’ambiente in cui si vive e ai cambi di stagione. Per esempio, in inverno il cibo deve avere un alto potere calorico per combattere la dispersione energetica dovuta alla bassa temperatura. Ecco che allora sono consigliati cereali, legumi e verdura cotta. L’Ayurveda definisce, inoltre, le differenze di ognuno in base all’influenza dei tre dosha (Vata, Pitta e Kapha), i quali hanno qualità che controllano specifiche funzioni fisiologiche, tra cui quelle legate all’assimilazione dei cibi.
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Fattori vari
«Ognuno di noi è costituito dai cinque elementi (panchamahabhuta): Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere – spiega il maestro Swami Joythimayananda dei Centri Joytinat – ed è necessario nutrirci di essi».
Il cibo deve contenerli tutti e deve essere bilanciato in base alla costituzione. Anche i tempi di preparazione dei pasti e il tipo di cottura hanno la loro importanza. «Dipende dal cibo – continua il maestro - Un alimento difficile da digerire deve essere cucinato a lungo, mentre un cibo leggero necessita di poco tempo».
I cibi troppo cotti e, viceversa, quelli totalmente crudi sono sconsigliati: i primi perché sono stati sottoposti a una “distruzione” a livello cellulare, i secondi perché complicano la digestione. Nel cucinare non si devono mai raggiungere i 100 °C, è quindi bene mescolare continuamente per mantenere la temperatura intorno agli 80 °C. Le pietanze devono essere riscaldate uniformemente: le pentole bombate sono preferibili a quelle piatte, terracotta e acciaio vanno bene, mentre è meglio evitare l’alluminio.

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Salute in cucina
Insomma, in Occidente abbiamo ancora tanto da imparare. «La maggior parte delle persone - spiega ancora Joythimayananda - non ha la consapevolezza della salute e dell’armonia del corpo, mangia male e consuma cibi non adatti alla propria costituzione.
I fast food, cibi preconfezionati, precotti o congelati non fanno bene alla salute. L’Ayurveda pensa che “nutrirsi” (termine più corretto rispetto a “mangiare”), sia un dovere e debba essere fatto con gran piacere. Cucinare è dunque da considerarsi un rito e la ritualità rimanda alla spiritualità, quindi bisogna farlo con devozione, ogni azione (tagliare, pulire, lavare e cuocere) deve essere eseguita con attenzione e amore».

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14 regole per l'equilibrio
Swami Joythimayananda
- Non farsi tentare dal cibo se non si ha fame: il nostro corpo non ne ha bisogno.
- Scegliere bene il luogo dove nutrirsi (tranquillo, gioioso, pulito, allegro e profumato).
- Non ingerire alcun alimento se non si ha digerito il cibo del pasto precedente.
- Non assumere cibo nei momenti sbagliati della giornata (mattino presto o sera tardi).
- Non cadere nella trappola di concedersi uno spuntino tra un pasto e l’altro.
- Privilegiare i cibi caldi, ma non bollenti, che stimolano la digestione.
- Usare il salgemma al posto del sale marino.
- Mangiare la frutta da sola, fuori pasto.
- Evitare di assumere quantità eccessive di alimenti crudi.
- Preferire gli alimenti alcalini (carboidrati), che favoriscono e regolano la digestione.
- Optare per vivande leggere se si ha dormito poco la notte precedente.
- Non farsi cogliere dal raptus di mangiare per un bisogno emotivo.
- Aspettare almeno un’ora prima di coricarsi dopo i pasti.
- Rispettare l’atto di mangiare come un rito divino. Il cibo … nutre l’anima.
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